RFL LIMBIATE – Residenza NPI1 e NPI2
Arrampicata e paintball
Nel mese di aprile, il centro di Limbiate ha proposto ai ragazzi della NPI 1 e della NPI 2 una serie di attività centrate sul movimento, sulla relazione e sulla scoperta di sé.
I ragazzi della NPI 1 si sono sperimentati nel laboratorio di arrampicata, affrontando percorsi di difficoltà variabile con l’accompagnamento degli operatori. Le iniziali paure e timori hanno lasciato spazio, gradualmente, alla voglia di mettersi in gioco: non sono mancate le risate e qualche caduta sui tappetoni. L’attività ha posto l’attenzione sul movimento e sullo sport come elementi fondamentali nella cura e nel benessere fisico e mentale.
In occasione del secondo anniversario di apertura, la NPI 2 ha celebrato con un pomeriggio al Paintball Martesana, organizzato insieme ai ragazzi. Divisi in due squadre, ragazzi e operatori si sono affrontati tra vernici, trincee e strategie di gioco, in un clima di entusiasmo e curiosità che si è trasformato presto in un’esperienza coinvolgente e condivisa. Il contesto informale ha favorito una maggiore spontaneità espressiva nei ragazzi e ha offerto agli operatori l’opportunità di osservare e sostenere le dinamiche di gruppo in un ambiente diverso da quello quotidiano, contribuendo a rafforzare il legame tra pari e con gli adulti di riferimento.
A partire da aprile, anche per la NPI 2 è stato avviato un laboratorio di arrampicata rivolto a un gruppo selezionato di ragazzi, che proseguirà nei mesi successivi con incontri periodici. Lo spazio esperienziale proposto si prefigge di lavorare su fiducia, gestione della paura e senso di sicurezza, promuovendo al tempo stesso il riconoscimento dei propri limiti e delle proprie risorse. Attraverso il confronto diretto con la parete i ragazzi sviluppano coordinazione, consapevolezza corporea e capacità di pianificazione. In un contesto protetto e supportato, il superamento graduale delle difficoltà diventa occasione per rafforzare l’autoefficacia e la fiducia in sé.

RFL LIMBIATE – Centro diurno
Riqualificazione degli spazi e progetto Gio Evan
Negli ultimi mesi, il Centro Diurno ha avviato un progetto di riqualificazione e personalizzazione degli spazi comuni, con particolare attenzione al corridoio del piano terra – luogo di passaggio, ma anche di incontro, attesa e condivisione. L’obiettivo è stato trasformarlo in uno spazio più accogliente, capace di trasmettere senso di appartenenza e benessere a chi lo attraversa quotidianamente.
Il progetto prende ispirazione da Gio Evan, scrittore, poeta e artista contemporaneo che, attraverso un linguaggio semplice ma profondamente evocativo, riesce a parlare di emozioni, crescita personale e relazioni. Alcuni dei suoi testi, selezionati per la loro particolare significatività, sono stati riportati lungo il corridoio, diventando piccoli punti di sosta e riflessione. Accanto a ciascun brano è stato inserito un QR code che permette, a chi lo desidera, di accedere al testo originale e ascoltarlo direttamente. Lo spazio non è stato semplicemente decorato: è diventato interattivo e vivo, offrendo a ragazzi, familiari e a chiunque acceda alla struttura un’occasione per sentirsi accolto e accompagnato, con un ambiente capace di suggerire pensieri, suscitare emozioni e offrire un momento di pausa nella quotidianità.

Uscita al campo di tulipani di Ornago
Nel mese di aprile, il gruppo si è recato presso un campo di tulipani a Ornago, in un contesto naturale ricco di colori e stimoli sensoriali. I ragazzi hanno partecipato a un laboratorio di pittura su tela all’aria aperta: immersi nel paesaggio, hanno osservato, scelto i colori e tradotto su tela le proprie impressioni ed emozioni. L’esperienza ha favorito momenti di concentrazione, espressione creativa e condivisione, in un clima disteso e informale.

Lo spettacolo “E li chiamano ragazzi speciali”
A conclusione del mese è previsto un evento che coinvolgerà trasversalmente tutte le strutture: la visione dello spettacolo E li chiamano ragazzi speciali, in programma presso l’oratorio di Limbiate. Si tratta di un’occasione particolarmente significativa per il Centro, poiché alcuni degli oggetti di scena utilizzati durante la rappresentazione sono stati realizzati all’interno di un laboratorio di falegnameria svolto nei mesi scorsi proprio presso il servizio. Questo passaggio dal “dentro” al “fuori” rappresenta un valore importante: vedere come un lavoro costruito nel quotidiano del Centro possa trovare spazio e nuova vita in un contesto condiviso con altre realtà restituisce senso e continuità al percorso svolto dai ragazzi. È un modo concreto per riconoscere e rendere visibili le loro capacità, rendendole partecipi di qualcosa di più ampio.
RFL CASTEGGIO – Residenza AdR
I ragazzi della Residenza AdR di Casteggio hanno preso parte a due percorsi paralleli: i corsi di formazione professionale organizzati dall’ente APOLF Pavia nell’ambito del progetto “Officine Pavesi” di Voghera, e il proseguimento del progetto di sport da combattimento avviato in struttura.
Sul fronte della formazione, i ragazzi hanno frequentato due corsi distinti. Il corso di Arte Bianca ha introdotto i partecipanti alle basi teoriche e pratiche della panificazione e della pasticceria da forno, lavorando sull’autonomia operativa (dalla gestione dell’impasto alla cottura), sulla precisione tecnica nel rispetto di dosaggi e tempi di lievitazione, e sulla cooperazione attraverso il lavoro di squadra. Il corso di Tecniche base di sala e bar ha fornito le fondamenta del servizio di sala e della gestione del banco bar, promuovendo le stesse competenze trasversali: autonomia nella gestione delle fasi del servizio, cura e precisione nell’uso delle attrezzature e nella presentazione, e spirito di squadra nell’allestimento e nel riassetto degli spazi. Entrambi i percorsi hanno rappresentato un’occasione concreta per sviluppare competenze spendibili, rafforzando responsabilità, attenzione e capacità di lavorare in gruppo.
Sul fronte sportivo, il progetto di Kick Boxing e sport da combattimento – condotto con periodicità settimanale dall’istruttore Dott. Stefano Fareri – ha continuato a offrire ai ragazzi uno spazio di allenamento fisico e di crescita personale. Nel corso delle lezioni sono state approfondite le tecniche fondamentali degli sport da combattimento, con attenzione particolare all’autocontrollo, alla consapevolezza dei propri limiti e al rispetto dell’altro. La dedizione dimostrata dai partecipanti più costanti è stata premiata con una lezione speciale presso la palestra Futura di Voghera, dove i ragazzi hanno avuto l’opportunità di integrarsi con il gruppo del corso ordinario di Kick Boxing e confrontarsi sulle tecniche acquisite.

RFL CASTEGGIO – Residenza NPI1
Gita a Prato Nevoso
Otto ragazzi della Residenza 1 hanno raggiunto Prato Nevoso per una giornata all’insegna della montagna e della condivisione. La gita non è nata come un’uscita qualunque: nei giorni precedenti, il gruppo si è impegnato attivamente nella pianificazione, occupandosi del reperimento degli indumenti adatti – coinvolgendo le famiglie o rivolgendosi agli operatori – e discutendo collettivamente la questione del budget, diventando così consapevole dei costi e delle scelte da compiere.
Per due settimane, la gita è stata un argomento ricorrente tra i ragazzi, segno di un’attesa viva e di una motivazione crescente. Una volta a destinazione, ognuno ha trovato il proprio modo di mettersi in gioco, superando piccoli limiti personali e imparando a collaborare per restare uniti come gruppo. I ragazzi hanno utilizzato il cellulare per fotografare il paesaggio e i compagni, documentando e custodendo l’esperienza. Al rientro, la stanchezza si è accompagnata alla soddisfazione: tutti avevano voglia di raccontare. Nei giorni successivi, chi ha voluto ha condiviso fotografie e impressioni, rafforzando il senso di appartenenza e valorizzando il vissuto comune.
La gita ha confermato quanto il percorso che precede, accompagna e segue un’esperienza sia tanto importante quanto la meta stessa. Progettare, attendere, vivere e raccontare insieme rappresenta un’occasione preziosa di crescita: sperimentarsi in contesti esterni positivi permette ai ragazzi di scoprire i propri punti di forza, costruendo un’immagine di sé più consapevole e solida.

Una domenica qualunque
Non è mai facile far uscire i ragazzi. La residenza li trattiene come un guscio, mentre i loro pensieri li tengono altrove. Restano lì, sospesi, a metà tra ciò che sentono e ciò che non riescono a dire.
Allora si prova a smuoverli, con leggerezza: una battuta, un sorriso, un invito buttato lì quasi per caso.
«Dai, facciamo un giro al mercato». Le risposte arrivano sparse, un po’ svogliate, un po’ difensive: «Sono stanca», «Non ho soldi», «Non so… ci devo pensare».
All’inizio sono in due, appena due. Poi qualcosa si muove. Una scintilla piccola, quasi invisibile. E, tra esitazioni e piccoli slanci, alla fine siamo in tredici.
Il mercato ci accoglie con il suo brusio. La prima tappa sono le bancarelle dei vestiti usati, calamita irresistibile. I ragazzi si muovono tra i capi appesi, sfiorano tessuti, rovistano, osservano. Gli occhi si accendono, le mani cercano, le voci si intrecciano tra commenti e risate. Qualcuno compra, qualcun altro giudica, ma sempre con quella leggerezza che sa di gioco. Poi il passo rallenta tra i banchi del mercato vero e proprio. Si guarda, si sceglie, si torna indietro, si cambia idea. Ogni oggetto sembra raccontare qualcosa, e loro, a modo loro, lo ascoltano. La bigiotteria è un piccolo mondo a parte: anelli, collane, orecchini che brillano sotto la luce del mattino. Le mani si sfiorano, si sovrappongono, si rincorrono per provare lo stesso anello.
«Costa 4 euro… ma L. ne ha solo 3,50».
E subito qualcuno si fa avanti: «Te li presto io». Senza pensarci troppo, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Poco più in là, K. stringe tra le mani le sue fragole, pagate con tutti i suoi soldi, come un piccolo tesoro.
C’è qualcosa nell’aria che cambia. È leggerezza, è presenza. Sono le dodici e il tempo sembra dilatarsi. Guardarli così, rilassati, vivi, attraversati da una gioia semplice, riempie il cuore in modo silenzioso ma pieno.
Allora decidiamo di fermarci ancora. Un aperitivo, per non interrompere quell’equilibrio fragile e prezioso.
Al bar i sorrisi si allargano, gli occhi brillano. Ci sediamo, ci dividiamo in piccoli gruppi. Le voci si fanno più calde, le risate più frequenti. Qualcuno dice qualcosa di fuori luogo, qualcun altro sbuffa. È il loro modo di esserci, imperfetto e vero.
Poi arriva il momento di tornare.
La strada è tutta in salita e lo sappiamo. Ci incamminiamo comunque, con passo lento ma condiviso. La fila si allunga lungo la scalinata, come un filo che tiene insieme tutti: da una parte le case, dall’altra gli alberi, e più su il museo, il ristorante, e infine la strada di casa.
Ogni tanto ci si ferma. Si guarda Casteggio dall’alto, si indicano dettagli, si commenta senza fretta. È un modo per restare ancora un po’ dentro quel momento. Quando arriviamo al cancello, succede qualcosa che non era previsto: uno dopo l’altro, si voltano tutti. Contano con gli occhi, cercano, si assicurano che nessuno sia rimasto indietro. Ed è lì, in quel gesto semplice e spontaneo, che tutto prende forma.
Questo è essere un gruppo.
Questa è una domenica qualunque.
Centro diurno di via Benevento a Milano
Laboratorio Stop Motion
L’obiettivo di questo laboratorio è stato di realizzare un cortometraggio usando la tecnica dello Stop Motion. Per cinque incontri, un gruppo affiatato di circa cinque ragazzi ha trasformato un’idea astratta in una piccola opera cinematografica, sperimentando come la pazienza e la collaborazione possano dar vita a qualcosa di magico.
Il cuore dell’attività sono stati la creatività e la condivisione. Il laboratorio non è stato solo un esercizio tecnico, ma un percorso di narrazione condivisa. Gli obiettivi principali sono stati l’apprendimento tecnico, ossia capire come il movimento nasca da una sequenza di scatti fotografici (circa 10-12 fotogrammi al secondo). La collaborazione di gruppo, suddividendo i compiti tra registi, fotografi, modellatori e sceneggiatori. L’espressione emotiva utilizzando linguaggi diversi, come la scrittura e la manipolazione dei materiali, per dar voce alla propria fantasia.
In una fase di brainstorming collettivo, i ragazzi hanno dato vita a una trama originale che mescola delicatezza e ironia. Parallelamente alla creazione dello storyboard, il gruppo ha voluto dare una profondità letteraria al progetto scrivendo una poesia che descrivesse la storia.
La trama: un’ape si posa serena su un fiore, godendosi un momento di pace. Improvvisamente, una capra irrompe sulla scena e mangia il fiore in un solo boccone. Ma lo stomaco della capra non gradisce l’intrusa, e l’ape viene risputata fuori, riprendendo incolume il suo volo.
Per rendere visibile questa storia, i ragazzi hanno lavorato con plastilina e materiali di recupero, costruendo manualmente i personaggi e gli sfondi in 2D e 3D. L’aspetto più significativo osservato durante il laboratorio è stata la costanza e la partecipazione dei ragazzi. Nonostante la complessità della tecnica, che richiede di muovere i personaggi di pochi millimetri tra uno scatto e l’altro, il gruppo ha mantenuto un clima collaborativo e concentrato. Ogni partecipante ha trovato il proprio spazio: chi dietro la macchina fotografica, chi nel coordinare il ritmo delle scene e chi nel ritoccare i dettagli del set.
L’ultimo incontro è stato dedicato alla registrazione delle voci e dei suoni, al montaggio video e alla visione collettiva. Guardare il risultato finale ha permesso ai ragazzi di riflettere sul lavoro svolto, discutere su cosa fosse piaciuto di più e scegliere insieme il titolo (“Ti mangio”) per il corto, concludendo con la creazione di una locandina promozionale.
Questo laboratorio ha dimostrato come la collaborazione possa essere uno strumento potente e come infondere il movimento, attraverso lo stop motion, sia un modo per dare simbolicamente vita alle proprie idee.
Centro diurno di Brescia
Gli Aperitalk di RFL
C’è un nuovo appuntamento a Brescia per chi crede che parlare di salute mentale non debba essere un tabù. Si chiamano Aperitalk: un aperitivo, un tavolo, e i professionisti di RFL a disposizione per abbattere lo stigma e ricordarci che non siamo mai soli.
Aprile ha visto le prime due serate. Il 7 aprile, al Madera, il tema era il corpo: inabitato, velato, vietato, ma anche il corpo che esprime, desidera, racconta e cresce. Il 15 aprile, al Caffè Magenta, la riflessione si è spostata sull’invasione dei nostri spazi, sia fisici che mentali.
«Stare insieme per parlare di salute mentale è il primo passo per dirci che non siamo mai soli, che non siamo sbagliati… semplicemente siamo umanamente umani: siamo mente, siamo corpo.»
In ogni serata professionisti di Recovery for Life si sono messi a disposizione per condividere uno spazio di ascolto e dialogo. Una formula che fa della leggerezza il suo punto di forza: solo un aperitivo e la voglia di parlarsi.
Il ciclo continua e il 13 maggio arriva la terza tappa, questa volta all’Hope Street Bar di via Trieste 55. Il tema è In_dipendenza: le dipendenze materiali e immateriali, le nuove tendenze, i legami che stringono e quelli che liberano. Un’altra serata per chiacchierare di salute mentale in compagnia, con uno psichiatra, un pedagogista, e una psicoterapeuta pronti a ragionarne insieme, senza formalismi.
L’invito è aperto a tutti: portate le vostre domande, le vostre storie, la vostra umanità. E magari un po’ di voglia di rispondere, onestamente, a quella domanda che spesso evitiamo: come stai?

