Nostalgia: un ritorno al passato

È capitato a tutti di rivivere momenti del passato con un senso di dolceamaro. Che questa sensazione nasca da un odore, da un film, da una serie, da una fotografia o da un semplice ricordo, il risultato non cambia: per un attimo ci ritroviamo sospesi tra ciò che è stato e ciò che è.

Parliamo di nostalgia, termine che deriva dal greco nóstos (“ritorno”) e álgos (“dolore”), e che indica proprio il “dolore del ritorno”. È un’emozione complessa, che unisce il desiderio di rivivere esperienze passate a sentimenti di mancanza e malinconia per ciò che non è più presente.

A caratterizzare questo stato d’animo è un connubio ossimorico. Da un lato c’è la tristezza, che nasce dalla malinconia evocata dal passato. Dall’altro c’è una sensazione di felicità, legata al ricordo di una spensieratezza che oggi sembra perduta.

I ricordi, infatti, alimentano la speranza di poter ritrovare quella leggerezza ormai svanita. Ed è proprio questa spensieratezza del passato a portarci a riflettere su un tema caro a molti poeti: l’idealizzazione di ciò che è stato.

L’idealizzazione del passato nella poesia

Questo concetto è spiegato in modo particolarmente efficace da Giacomo Leopardi, che ha indagato a fondo il tema della felicità e della sua natura sfuggente. Per il poeta, la felicità è sempre irraggiungibile: sembra appartenere al passato o al futuro, ma quasi mai al presente.

Nel momento che viviamo, infatti, raramente siamo consapevoli di goderne pienamente. Il passato, invece, pur contenendo esperienze dolorose o traumatiche, ci appare spesso più rassicurante. Nella poesia Alla luna, Leopardi riflette su come il dolore passato, filtrato dalla memoria, perda parte della sua asprezza. Il ricordo diventa così consolatorio, meno crudele di quanto non fosse nel momento in cui è stato vissuto.

“O graziosa luna, mi ricordo che, un anno fa, venivo pieno di angoscia su questo colle a contemplarti… Oh come giunge gradito nell’età giovanile il ricordo del passato, benché esso sia stato triste e il dolore perduri ancora!”

La distanza temporale attenua la sofferenza e trasforma il ricordo in qualcosa di più dolce. Nasce così la nostalgia: non si rimpiange solo un passato felice, ma un passato che, una volta concluso, appare comunque più sopportabile del presente.

La nostalgia e il cervello: una base neuroscientifica

Questo meccanismo ha anche una base neurocognitiva. Ricordare non significa recuperare una fotografia del passato, ma ricostruire attivamente un’esperienza autobiografica.

Uno studio di risonanza magnetica funzionale (fMRI) di Addis, Wong e Schacter (2007) ha mostrato che rievocare eventi passati e immaginare eventi futuri attiva reti neurali in parte sovrapposte. Queste reti sono riconducibili al Default Mode Network, coinvolto nella costruzione delle scene mentali e nella continuità del sé.

È anche per questo che, col tempo, un dolore diventa più narrabile e, in un certo senso, più “abitabile”.

Il ritorno al passato come trend culturale

Negli ultimi mesi si è affermata una tendenza molto chiara: il ritorno al passato. Raramente nascono nuovi trend e più frequentemente si ricerca un aggancio a vecchi mondi e consuetudini. Ripercorrendo la linea temporale socio-economica che guida la nostra realtà, non possiamo non soffermarci sugli anni duemila. Ci sarebbe molto da dire e su cui dilungarsi rispetto al primo decennio e all’inizio del successivo, ma per rendere chiara l’idea di un presente sempre più settorializzato e prestazionista, vorremmo concentrarci su due punti chiave. Il primo verte su un’analisi di quegli anni.

Si arrivava da un periodo in cui lo stato socio-economico del nostro Paese aveva visto un aumento dell’aspettativa di vita, un ampliamento della classe media e uno spirito comunitario che ancora legava le anime delle comunità, specialmente quelle più piccole. Il lento declino delle condizioni socio-economiche di fine anni ’90 e l’arrivo della crisi economica, da un lato hanno impoverito il tessuto sociale, ma dall’altro hanno contribuito alla nascita di una nuova identità che le nuove generazioni hanno saputo cavalcare.

Pensiamo, per esempio, al sentimento di unione attorno al Genova Social Forum: simbolo dello spirito comunitario e di cooperazione che ancora sapeva esprimersi, insieme al mondo associativo e cattolico, che era in grado di offrire una visione comune e collaborativa anche tra identità diverse e soprattutto tra i giovani di tutta Italia.

Social media: dal “noi” all’“io”

Dall’altro lato con il passare degli anni cambia anche la funzione della tecnologia: inizialmente simbolo di interconnessione, poi strumento identitario per l’individuo. I primi trend social, pensiamo ad esempio al 2012/2013, erano quasi tutti di gruppo: a mettersi in mostra non era l’io ma il noi. Basti ricordare l’Harlem Shake, la Mannequin Challenge o la Bottle Flip. Tendenze che rispondevano a un bisogno di visibilità, ma che al tempo stesso richiedevano collaborazione con amici e conoscenti.

“Vivi il 2026 come fosse il 2016”

All’inizio del 2026 molti giovani hanno rivendicato simbolicamente un ritorno al 2016. È il desiderio di rivivere un periodo percepito come più leggero e meno performativo.

Abbiamo pubblicato un articolo che analizza il comportamento degli adolescenti tra maschere digitali e ricerca di autenticità: “Questa pressione crea quello che gli psicologi chiamano il “Sé confezionato”: un’immagine di sé costruita come un prodotto da mostrare, che deve seguire le convenzioni sociali e raccogliere approvazione. In pratica, è come se ogni ragazzo dovesse diventare il proprio brand personale, con tutto ciò che ne consegue in termini di stress e controllo costante”. Clicca qui per leggere l’articolo completo.

Per la Gen Z, il 2016 rappresenta un’epoca in cui i social erano meno costruiti. I contenuti apparivano più spontanei e il senso di comunità era più forte, anche grazie a trend collettivi come la Mannequin Challenge. Una sfida in cui gruppi di amici e studenti partecipavano insieme, spesso durante le pause, restando immobili mentre una videocamera si muoveva nello spazio, riprendendoli. La canzone “Black Beatles” dei Rae Sremmurd faceva quasi sempre da sottofondo, rendendo il format immediatamente riconoscibile. L’effetto finale rafforzava l’idea di un’esperienza collettiva e condivisa, ed è proprio questa dimensione a spiegare il fascino duraturo del trend.

La nostalgia riguarda anche l’estetica. Colori accesi, make-up audaci e vestiti fuori dagli schemi sono oggi rimpianti perché associati a libertà ed espressione.

Il contrasto con l’estetica attuale è evidente. Oggi prevale un trucco pulito e minimale, mentre allora dominavano sperimentazione e gioco.

Nostalgia o insoddisfazione del presente?

La domanda è inevitabile: si tratta solo di nostalgia o di una profonda insoddisfazione verso il presente? Se oggi si prova nostalgia persino per il 2020, con i suoi trend indie core e le TikTok dances nate durante il lockdown, forse il passato viene idealizzato perché appare più stabile e rassicurante di un presente complesso.

Il passaggio dal “noi” all’“io” ha portato a una forte pressione performativa. La vita sui social diventa una vetrina costante, che alimenta il confronto e il senso di inadeguatezza.

La parola chiave è ansia. Non sentirsi mai abbastanza, non essere mai davvero “a posto” con se stessi.

Quali strumenti usare per il futuro?

Sicuramente non esiste una risposta univoca, ma non possiamo ignorare il passaggio da un “noi” che agiva sul web a un “io” che cerca in tutti i modi di mettersi in mostra, quasi mai in una dimensione trasformativa, ma nella maggior parte dei casi in una dimensione performativa. Come se la vita sui social (perfetta e piena di stimoli) rappresentasse davvero la propria esistenza.

Cosa emerge da tutto questo?

La parola chiave è ansia: non sentirsi mai “a posto” con se stessi, rimanere intrappolati in una costante logica di paragone con gli altri. Proprio per questo il famoso trend “2016” acquista senso: come un nonno che ripensa ai bei tempi andati, o addirittura mai vissuti perché troppo piccolo. Le nuove generazioni hanno bisogno di sicurezza: è riduttivo analizzarlo solo attraverso i trend social, ma crediamo che offrano comunque uno sguardo reale sulle difficoltà generazionali nel riconoscersi in un modello collettivo che valorizzi lo spirito.

L' Academy, le notizie dai centri e tante notizie sulla salute mentale

Iscriviti alla nostra Newsletter per rimanere sempre aggiornato sul mondo di Recovery For Life.